PERCHÉ È IMPORTANTE UTILIZZARE INTEGRATORI ALIMENTARI

Esistono opinioni contrastanti sull’utilità degli integratori alimentari e, per questo motivo, ho voluto approfondirne lo studio basandomi su ricerche scientifiche e i dati da esse ottenuti (in fondo trovate i link delle fonti) in modo da far cadere tutte le false credenze basate su passaparola e sentito dire.  

Negli ultimi 100 anni la popolazione mondiale è aumentata da 2 miliardi di persone (1927) a 7 miliardi (2011) inducendo l’industria a concentrarsi nel produrre il maggior numero di alimenti al minor prezzo possibile, senza prestare attenzione alla qualità e al profilo nutrizionale degli stessi, portando ad un impoverimento dei cibi:

Frutta e verdura

Dopo la seconda guerra mondiale le industrie che producevano esplosivi ed armi chimiche furono convertite in industrie per la produzione di pesticidi e fertilizzanti chimici a basso costo derivanti da petrolio, carbone e gas naturale. Questo innescò un colossale e velocissimo cambiamento nell’intero modello di produzione agricola, infatti prima del 1945 ci si affidava unicamente alla rotazione delle colture, i campi venivano concimati grazie ai batteri che vivevano sulle radici delle varie piante e al letame degli animali che erano lasciati liberi di pascolare.


Successivamente si è passati all’uso di fertilizzanti derivanti da combustibili fossili che apportano prevalentemente  azoto, fosforo e potassio, facendo  crescere le piante più in fretta e di maggiori dimensioni; vengono quindi a mancare tutte le sostanze organiche ed inorganiche caratteristiche di un suolo vivo in cui dovrebbero pascolare animali, vivere insetti, decomporsi  le radici di piante differenti, etc..

Oggi legumi, frutta, verdura e cereali hanno una resa (in termini di crescita e superficie coltivata) esponenziale rispetto all’inizio secolo;  è noto e documentato che maggiore è  la resa minori sono i contenuti di vitamine, proteine e minerali a favore dell’amido, ottenendo così meno nutrienti a parità di calorie.

Una ricerca inglese ha dimostrato che tra il 1940 e il 1991 (Thomas, 1991) c’è stato un generale calo nutrizionale nei vegetali esaminati, ecco alcuni esempi:

Spinaci

  • Potassio: -53%
  • Fosforo:  -70%
  • Magnesio: -43%
  • Calcio:  -73%
  • Ferro:   -60% 
  • Rame:   -96%


Pomodori

  • Magnesio: -36%
  • Calcio:  -47%
  • Rame:   -90%

Zucca:

  • Potassio: -58%
  • Calcio:   -26%
  • Rame:    -75%

Patate bollite:

  • Magnesio: -40%
  • Ferro:   -25%
  • Rame:   -60%
  • Zinco:   -67%

43 prodotti vegetali esaminati tra il 1950 e il 1999 (Devis et al. 2004) confermano  la tendenza dei vegetali a perdere valori nutrizionali a noi importanti:

  • Proteine -6%
  • Calcio -16%
  • Ferro -15%
  • Vitamina B2 -38%
  • Vitamina C -20%

In conclusione più la pianta viene protetta dagli stress che stimolano la risposta adattativa (freddo, batteri, insetti, etc…) attraverso serre e pesticidi, meno è stimolata a produrre le molecole per la propria difesa, per noi importanti ai fini della prevenzione di malattie.

Carne

Sino al 1945 il bovino e la sua dieta si erano evoluti a fianco dell’uomo nutrendosi di erba in estate e fieno in inverno.

Oggi l’enorme quantità di granaglie (mais e soia) a buon mercato, resasi disponibile dopo la seconda guerra mondiale grazie all’utilizzo di fertilizzanti chimici che hanno portato al cambio del modello di produzione agricola, ha posto le basi per la produzione di carne a basso costo attraverso la diffusione di allevamenti intensivi;  gli animali vengono forzati ad adattarsi ad una dieta completamente innaturale prevalentemente attraverso  un pastone a base di cereali che, per essere bilanciato, viene mischiato con grasso liquido solitamente proveniente da scarti di macellazione degli animali stessi.

Questa alimentazione ha portato gli animali ad avere gravi problemi digestivi con conseguente infiammazione dell’intestino;  sistematicamente vengono somministrati a tutti i bovini farmaci per la digestione, stabilizzanti per la flora intestinale e antibiotici (per legge in Italia gli antibiotici possono essere somministrati solo ad animali ammalati ma, di fatto, gli animali negli allevamenti intensivi sono sempre ammalati quindi gli antibiotici vengono somministrati di continuo, come dimostra il rapporto annuale del 2015, della European Medicine Agency, più del 70% degli antibiotici venduti in Italia è utilizzato per animali da allevamento).

Questa alimentazione unita all’utilizzo di farmaci, provoca un impoverimento dei valori nutritivi nella carne.

Un bovino cresciuto a cereali è già pronto ad essere macellato in poco più di un anno rispetto ai 2,5 anni di uno nutrito ad erba al pascolo; rispetto al secolo scorso le vacche producono 4 volte più latte indiscutibilmente più povero di nutrienti.

Qui di seguito sono riportate due ricerche inglesi (una del Compassion in World Farming e l’altra dell’Institute of Brain Chemistry and Human Nutrition della London Metropolitan University) che dimostrano le differenze dei valori nutritivi nella carne di animali lasciati liberi di pascolare rispetto a quelli cresciuti in allevamenti intensivi e che dimostrano la drastica diminuzione dei valori nutritivi nel pollame dal 1870 al 2004.

Da notare che la differenza tra Omega-3, contenuti nella carne di agnello da allevamento intensivo rispetto a quello da pascolo, arriva anche a +243% a favore degli animali lasciati pascolare liberamente.

Il Beta-Carotene negli animali da pascolo arriva a +700%.

Il grasso intramuscolare è sempre maggiore negli animali da allevamento intensivo, anche del 47%.

Il contenuto di ferro nella carne dal 1940 al 1991 è diminuito di media del  54%.

Per il pollame vale lo stesso discorso del bovino:  negli allevamenti intensivi i polli non sono più lasciati liberi di cercare insetti, lombrichi e lumache ma vengono confinati in batterie e nutriti con granaglie, pertanto  il valore nutrizionale della loro carne è diminuito.

Alla fine del 1800 un pollo impiegava 16 settimane a raggiungere il peso di 1,5 kg, oggi ne impiega 6; una gallina produceva in media 90 uova l’anno, oggi ne produce 250.

La seguente tabella dimostra che i polli del 2004 siano 5 volte più grassi rispetto a quelli di fine ‘800 (3,8 grammi di grassi ogni 100 di carne nel 1870 contro i 23,2 grammi ogni 100 nel 2004) e che il contenuto proteico sia inferiore del 25% (21 grammi di proteine ogni 100 di carne nel 1870 contro i 16 grammi ogni 100 nel 2004).

E’ importante notare come anche i polli da allevamento biologico (organic) hanno avuto un decadimento dei valori nutrizionali.

Nella tabella sottostante si può notare come nei polli il rapporto tra Omega-3 e Omega-6 rispetto al 1970 si è sbilanciato diminuendo di 10 volte gli Omega-3 e aumentando del 50% gli Omega-6 (14% Omega-6 / 1% Omega-3 (DHA) nel 1970 contro 28% Omega-6 / 0.12% Omega-3 (DHA) del 2004).

Questo squilibrio dei valori nutrizionali ha portato all’aumento delle calorie del pollo da 118 kcal/100gr nel 1870 alle 273 kcal/100gr del 2004 abbassando contestualmente il valore nutrizionale della carne.

In conclusione abbiamo polli molto più grassi, meno proteici e con rapporto Omega-3/Omega-6 a noi sfavorevole.

Il biologico
Molte persone pensano che mangiare alimenti biologici sia sinonimo di mangiare “sano”, ma non è proprio così.

Approfondimento sul biologico →

Un ulteriore fattore che influisce sulla perdita di nutrienti è la distribuzione;  l’industrializzazione della catena alimentare comporta perdita o alterazione dei nutrienti rispetto ai prodotti freschi.

CONCLUSIONI

Il valore nutrizionale di tutti i prodotti vegetali e animali sta calando drammaticamente, in particolare il contenuto di micronutrienti (minerali e vitamine), il valore proteico e la qualità del profilo lipidico, stessa tendenza anche per polifenoli e carotenoidi.

Il rapporto tra Omega-6 e Omega-3,  per proteggerci da malattie cardiovascolari, neurologiche etc…, dovrebbe essere indicativamente 50% e 50% ma, nella nostra dieta, di solito è superiore a 12:1 e spesso anche molto di più.

SOLUZIONE

Senza aspettare che cambino nuovamente i modelli di produzione agricola e di allevamento (sempre che sia possibile) la soluzione applicabile per sopperire a questi cali nutrizionali e che si adatti alla frenetica vita moderna, in cui abbiamo poco tempo per mangiare correttamente, è utilizzare integratori alimentari.

Gli integratori non sono tutti uguali in quanto  le materie prime da dove vengono estratti i nutrienti sono differenti  e non sono controllate allo stesso modo da tutte le aziende che li producono:
i mix di nutrienti di qualità (vitamine, minerali, fibre, proteine, etc…) non sono, da tutte le marche, bilanciati e studiati per sopperire ai cali nutrizionali di ogni esigenza specifica e per mantenere il  valore nutritivo nel tempo, infatti non tutte le aziende hanno la stessa capacità economica di fare ricerca sulla nutrizione cellulare umana.

Per questo motivo ho deciso di collaborare come distributore indipendente con Herbalife Nutrition, azienda Leader nel settore presente sul mercato dal 1980 e in più di 95 paesi al mondo.

Herbalife Nutrition è l’unica azienda nel settore degli integratori alimentari che ha contribuito a creare, nel 2003, il laboratorio Mark Hughes per la Nutrizione Cellulare e Molecolare presso il Centro per la Nutrizione Umana della prestigiosa Università della California, Los Angeles (UCLA), mantenendosi costantemente aggiornata sulle ricerche più avanzate in merito.

Lo staff medico scientifico che studia e formula i prodotti  Herbalife è formato da oltre 200 medici e scienziati tra i quali:

David Heber: Dirige il Centro per di ricerca sulle erbe per l'integrazione alimentare dei National Institutes of Health (NIH), l'Unità di ricerca per la nutrizione clinica finanziata dal National Cancer Institute (NCI), e le Borse di studio di formazione su nutrizione e obesità dei NIH all'UCLA.

Louis Ignarro: Docente di Farmacologia alla Facoltà di Farmacologia molecolare e medica della School of Medicine dell'UCLA e Premio Nobel per la Medicina, assegnatogli nel 1998 per le sue scoperte sull'ossido nitrico.

Maurizio Casasco: Presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI); Vice Presidente della Federazione Europea di Medicina dello Sport (EFSMA); Componente del Consiglio Nazionale del CONI;
Presidente della Commissione Sviluppo Comitato Esecutivo della Federazione Internazionale di Medicina dello Sport (FIMS); Membro dell’Herbalife’s Nutrition Advisory Board (comitato consultivo per la nutrizione).

Come cliente sono riuscito a raggiungere i miei obbiettivi non solo migliorando l’aspetto ma soprattutto aumentando il mio benessere fisico con l’apporto di tutti i nutrienti necessari all’organismo; nella fattispecie ho acquistato energia fisica e cognitiva, ho migliorato le prestazioni durante l’attività fisica, diminuito il tempo di recupero, etc …

Da cliente soddisfatto sono così diventato distributore indipendente Herbalife e, condividendo la mia esperienza,  sono riuscito e riesco ad aiutare le persone a raggiungere i propri obbiettivi di benessere in termini di energia, perdita di peso, aumento del peso, miglioramento di prestazioni sportive o semplicemente  apportando  una corretta nutrizione nella propria dieta.

Se vuoi iniziare il tuo percorso, sarò lieto di seguirti passo dopo passo sino al raggiungimento del tuo obbiettivo di benessere che sia fisico (salute o perdita peso o aumento di peso, ecc) o che sia economico (entrata extra o entrata primaria). 

 

Sponsor nutrizionale ufficiale di Cristiano Ronaldo.

Fornitore per gli integratori sportivi del CONI (Comitato Olimpico Nazionale).

Fornitore ufficiale della FIN (Federazione Italiana Nuoto) sostenendo come fornitore nutrizionale ufficiale le nazionali di nuoto.

Partner ufficiale della FIDAL (federazione Italiana Atletica Leggera).

Partner Ufficiale della Lega Serie B.

Fornitore Nutrizionale Ufficiale della Campionessa di Scherma, Arianna Errigo.

Fornitore Nutrizionale Ufficiale del Trentino Volley per la stagione 2018-2019.

Fornitore Nutrizionale Ufficiale del San Donà Rugby per la stagione 2018-2019.

Luca Sau
Membro Indipendente Herbalife Nutrition
Info: info@easynutrition.it